XVIII Domenica del Tempo Ordinario – anno A

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,1-9. 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete».
Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

[fonte: vangelodelgiorno.org]

6 agosto 2017505

Oggi è la 18ª domenica del tempo ordinario, ma celebriamo la festa della Trasfigurazione, festa dei
misteri del Signore che prevale sulla liturgia domenicale. Sentiremo quindi narrare l’episodio della
Trasfigurazione secondo la versione dell’evangelista Matteo che abbiamo già incontrato nella 2ª
domenica di Quaresima in un clima quindi di preparazione alla passione e morte di Gesù e della sua
risurrezione. Ora invece siamo chiamati a contemplare la gloria che Gesù ci manifesta sul monte
Tabor come anticipazione di ciò a cui anche noi siamo destinati, preparazione per meglio
comprendere pure la solennità dell’Assunzione della Vergine Maria che celebreremo tra breve.
L’evangelista descrive con parole umane un’esperienza che trascende le nostre conoscenze, siamo,
infatti, nella sfera del divino e quindi nemmeno con il linguaggio più appropriato si può rendere
l’idea di quanto gli apostoli hanno visto e percepito. La visione deve essere stata bellissima, quanto
inaspettata, tanto da lasciarli ammutoliti, pieni di stupore, certo uno spettacolo simile non l’avevano
mai visto, e mai l’avrebbero rivisto, infatti le apparizioni del Risorto non sono descritte in questo
modo. Pietro, ripresosi dallo sbalordimento, ha solo un desiderio, che il tempo si fermi per stare
sempre a contemplare lo spettacolo, disposto a costruire tre tende per ospitare i personaggi
dell’apparizione: il profeta Elia, Mosè e Gesù. Pietro, Giacomo e Giovanni sono stati testimoni
dello splendore della gloria di Dio, per quanto l’occhio umano può arrivare a vedere, e udire la voce
del Padre che ancora una volta proclamava Gesù come suo Figlio a cui si deve ascolto e ubbidienza.
Noi non siamo stati sul Tabor, non abbiamo visto lo splendore della gloria di Dio, ma la Parola del
Padre deve raggiungere anche noi per metterla in pratica, solo così potremo fare l’esperienza della
Trasfigurazione, quando saremo ammessi nel Regno dei cieli perché figli obbedienti al Figlio che ci
riconoscerà come suoi fratelli. San Pietro ci lascia la testimonianza diretta dell’episodio nel brano
della 2ª Lettura tratto dalla sua 2ª Lettera descrivendolo molto sobriamente, ma rimarcandone
l’essenziale: la voce del Padre che riconosce Gesù come suo Figlio in cui si è compiaciuto, e se
l’ascolteremo e metteremo in pratica la sua Parola, il Padre potrà compiacersi anche in noi. Uno dei
profeti a cui S. Pietro esorta a prestare attenzione, lo troviamo nella 1ª Lettura, è Daniele che nella
terra dell’esilio babilonese “vede” la glorificazione di un uomo che assurge a un rango divino, a lui
è dato potere, gloria e regno che non sarà mai distrutto, un anticipo di quanto rivelerà Gesù, Figlio
di Dio e dell’uomo manifestando la sua divinità trasfigurandosi sul monte Tabor. Tanti gli spunti di
meditazione e contemplazione che ci riservano le Letture di questa festa, accostiamoci ad esse con
l’atteggiamento di chi ha il cuore e la mente aperte all’ascolto obbediente per godere anche noi la
gioia dei discepoli.
Da una conferenza di Madre Mectilde de Bar (1614-1698), fondatrice delle Benedettine
dell’Adorazione perpetua del SS. Sacramento, tenuta alle sue monache, troviamo altri spunti di
riflessione.
“Il vangelo di oggi ci presenta la Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo, che apparve sul
monte Tabor tutto splendente di maestà e di gloria, in una radiosa bellezza tutta divina. Com’è
ineffabile questo mistero della Trasfigurazione!
Trasformare interamente l’anima in Gesù Cristo, è l’effetto di una buona comunione. E’ questa una
verità di fede sostenuta e predicata dai santi Padri della Chiesa. Di conseguenza, l’anima è tutta
luminosa anche se non ne ha la percezione e si trova in stato di tenebre e di privazione. In questi
momenti felici, cioè finché durano le sacre specie, l’anima possiede tutto il paradiso. Essa diviene
un Gesù Cristo attraverso l’unione più intima che sia possibile creare con lui.
Gioite di questa fortuna, sorelle, poiché oggi nostro Signore vi ha condotte tutte sul Tabor del santo
altare, non soltanto per essere testimoni della sua Trasfigurazione come i santi apostoli, ma
soprattutto per essere trasfigurate in lui e con lui nella santa comunione. Quanto amore dobbiamo

dunque avere per la santa comunione e quanta cura usare per trovarci in condizione di poterci
comunicare ogni giorno, perché non si veda vivere altro in noi che Gesù.”

Monache Benedettine Monastero SS. Salvatore Grandate