XVII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,44-52. 
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose;
trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni
e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

[fonte: vangelodelgiorno.org]

 

30 luglio 2017
«Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda» (1 Re 3,5). Oggi è questa la parola con cui, tu Padre, scuoti i nostri cuori. Infatti per noi è difficile sapere cosa vogliamo per davvero e cosa ci può rendere pieni di quella gioia che dà senso e sostiene il nostro essere.

Tu desideri davvero il nostro bene e fai in modo che tutto concorra al bene di quanti ti amano (cfr. Rm. 8,28). Non solo, ma ci spieghi perché hai concesso a Salomone quanto ti aveva chiesto, un cuore docile (cfr. 1 Re 3,9), e ci dici: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente» (1 Re 3,11-12).

Un cuore docile per capire la tua Parola e lasciarci convertire da essa, ecco la gioia che dà senso e sostiene il nostro essere.

Sì tu vuoi conformarci all’immagine del Figlio tuo (cfr. Rm 8,29) donandoci un cuore saggio e intelligente capace di trovare il regno dei cieli.

Nella preghiera che Gesù ci ha insegnato, noi ti chiediamo: venga il tuo regno, sia fatto la tua volontà. Ma dov’è il tuo regno? Com’è il tuo regno?

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci» (Mt. 13, 44-47).

«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”» (Mc. 1,14-15). Il tuo regno non solo è vicino, è venuto: in Gesù tu stesso o Dio hai lasciato tutto e sei entrato nella nostra storia, ci hai donato la possibilità concreta di essere nella gioia del tuo regno, di vivere la nostra vita alla tua presenza, sorretti e guidati dalla forza dello Spirito.

In Cristo ci hai rivelato il tesoro e la perla, e con la Chiesa ti chiediamo il discernimento dello Spirito per poter apprezzare il valore inestimabile del tuo regno, che i piccoli ben conoscono (cfr. Mt. 11,25), pronti a ogni rinuncia per l’acquisto del tuo dono (cfr. Colletta XVII Domenica anno A): il Cristo.

Il regno c’è già nel mondo e persino in noi. Il regno però necessità del nostro contributo, della nostra disponibilità, attende che noi stessi ci mettiamo in gioco, affidandoti la nostra vita.

Vendere tutto per comprare un campo in cui abbiamo trovato un tesoro, vendere tutto per comprare una perla di grande valore, gettare una rete per raccogliere tutto…Perché?

Il tuo Cristo ha fatto così: da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (cfr. 2 Cor. 8,9).

Egli “svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil. 2,6-8). Così nella sua carne ha dato valore alla nostra umanità rendendo la nostra vita una moneta valida per comprare il regno. Possiamo comprare e vivere nel regno solo perché in Cristo è stato e continua ad essere un tuo dono, o Padre.

Facciamo come Paolo che: “per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui…perché io possa conoscere lui…Non ho certo raggiunto la mèta… ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù.” (Fil. 3,9-12)

Una volta che scegliamo decisamente di vendere tutto, inizia la gioia della vita dentro il tesoro che è la Chiesa e la vita di Cristo si manifesterà anche nel nostro corpo, perché la carità sarà l’unica cosa necessaria (cfr. 1 Cor. 13, 1-8a). Il regno è Cristo, il regno è la Chiesa.
Monache Benedettine Monastero SS. Salvatore Grandate