Misericordia e comunità cristiana

Introduzione

Comunità cristiana, dove sei? Come percepisci e annunci, nel tuo territorio, la misericordia del Signore? Di fronte all’esasperazione dell’individualismo, che ci fa perdere il senso di appartenenza, queste domande dovrebbero risuonare in ogni comunità cristiana con quella intensità descritta da Martin Buber: «In ogni tempo Dio interpella ogni uomo: “Dove sei nel tuo mondo? Dei giorni e degli anni a te assegnati ne sono già trascorsi molti: nel frattempo tu fin dove sei arrivato nel tuo mondo?”».

In effetti, la complessità del mondo attuale ci può facilmente portare allo smarrimento della nostra identità più propria, con il rischio conseguente della tristezza, della mediocrità, della dispersione e della fuga. Può succedere che la comunità si accontenti di vivere di ricordi del passato, piuttosto che trovare modi nuovi e inediti per riflettere il volto di Dio misericordia e testimoniarlo attraverso segni comprensibili immediatamente dalla gente del proprio territorio. In questo modo, può così offuscarsi il nostro sguardo, rendendoci incapaci di vedere i semi di bene e di Vangelo che ancora germogliano tra la gente. Eppure, come dice papa Francesco, «Questo è il tempo della misericordia»2, quello in cui Dio continua a cercare e riplasmare ogni comunità cristiana con la sua grazia, per renderla comunità che annuncia e che testimonia la misericordia che le è stata usata. È proprio alla luce di questa misericordia accolta, celebrata e vissuta, che la comunità cristiana può vivere un appassionato discernimento evangelico, aprendosi con fiducia al futuro ed evitando di ripiegarsi su una sterile verifica dei propri risultati pastorali (eccesso diagnostico). Solo così potrà offrire una risposta adeguata alle domande esistenziali che pone l’oggi.

Affinché questo sia possibile è però necessario che emerga con chiarezza una domanda: «quali sono i passi di misericordia che come comunità cristiana dobbiamo intraprendere affinché il Vangelo della misericordia parli ancora al cuore e alla vita della gente?». Se da una parte la società risulta perlopiù condizionata da un clima culturale che sembra privo di valori, bisogna però anche ammettere che la stessa comunità cristiana fatica spesso a lasciarsi interrogare dal Vangelo per andare in profondità, al cuore della propria fede, perdendo così la capacità di dialogare con il mondo contemporaneo. Per portare al mondo la vita in abbondanza (cf Gv 10,10) è necessario che chi appartiene alla comunità cristiana abbia il coraggio di attingere egli stesso l’«acqua viva» (Gv 4,13; cf Gv 7,37-38) soprattutto dal sacramento della Riconciliazione e dell’Eucaristia e contempli Gesù, Volto della Misericordia, lo ascolti nella Parola di Dio, dialoghi con lui nella preghiera personale e comunitaria, lo testimoni nella carità quotidiana verso tutti e lo riconosca specialmente nei più poveri3. Senza la cura della formazione spirituale ogni iniziativa pastorale perde il suo senso e il suo valore. In effetti, per una comunità cristiana, l’urgenza fondamentale è la cura della vita interiore dei battezzati perché la fede trasformi la vita di ciascuno e la carità sia l’anima dell’agire di tutti. Diversamente, si finisce con il proporre tante iniziative, senza però che nessuno percepisca più la presenza attiva e trasformante della Trinità Misericordia che opera in noi e attraverso di noi.

È in questo contesto che va considerato il percorso dell’iniziazione cristiana, la cui finalità è l’incontro con una persona viva: Gesù Cristo, morto e risorto per noi. Per questo deve saper raggiungere in modo affettivo ed esperienziale la vita dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie. Lo stesso vale per il percorso del catecumenato e per tutti gli altri itinerari verso una fede adulta. In tante parrocchie si avverte con urgenza il bisogno di ravvivare lo spirito missionario dell’annuncio, individuando nuovi stili relazionali e comunicativi, che permettano di sperimentare quotidianamente la vita buona del Vangelo.

Un problema particolare si pone nell’accompagnamento dei bambini e dei ragazzi. Oltre il rinnovamento della catechesi, rimane ancora molto da fare. Tanti bambini vivono in contesti familiari fragili o feriti, che non riescono a garantire un’armonica educazione umana e cristiana. In questi casi la comunità di fede si limita talvolta a puntare lo sguardo su ciò che difetta nell’opera educativa, senza considerare con sufficiente attenzione le risorse e i doni di grazia che il Signore pone nel cuore di ogni uomo. Una virtù necessaria, a tal proposito, è la pazienza. «Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada».

Per testimoniare la misericordia è necessario camminare insieme, come popolo di Dio, in un umile chiedere e donare perdono. Anche la comunità cristiana, in effetti, può soffrire a causa di tante e molteplici situazioni, ma deve anche riconoscere, con umiltà, che alcuni suoi atteggiamenti, stili o pregiudizi, non solo possono ferire o allontanare le persone dalla vita della comunità, ma anche rallentare la crescita personale nella ricerca di Dio e nell’incontro con Gesù, suo Figlio. La Misericordia mette davvero in cammino, sempre. Come scrive Jean Vanier: «La storia di una comunità è importante e deve essere detta e ridetta, scritta e ripetuta. Si scorda così in fretta quello che Dio ha fatto! Occorre ricordare, a proposito e a sproposito, che Dio è all’origine di tutto, e che è Lui che ha vegliato sulla comunità con amore. È così che i cuori ritrovano la speranza e l’audacia necessarie per affrontare di nuovo i rischi e farsi carico delle difficoltà e delle sofferenze con coraggio e perseveranza».

 

1. La comunità cristiana, segno luminoso della misericordia di Dio per tutti

2. L’incontro sacramentale con la misericordia: eucaristia e riconciliazione

3. La comunione fraterna

4. L’iniziazione cristiana